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Imparare il giapponese non è semplice per un italiano, dato che il sistema di scrittura giapponese è molto complesso e le parole sono completamente diverse dalle nostre (non ci sono molte parole simili all'italiano come in inglese ad esempio).
La grammatica giapponese al contrario è più semplice di quella italiana, non esistono infatti i generi maschile e femminile e il singolare e plurale. L'unica cosa un po' difficile da ricordare e usare sono le forme verbali, varie forme per costruire i verbi che si usano in base alla circostanza (ad esempio fare richieste, dare ordini, o esprimere vari livelli di perplessità).
Vediamo adesso nel dettaglio come si struttura una frase in giapponese.

La struttura della frase

La frase a livello base in giapponese segue la seguente struttura:

Soggetto + oggtto 1 + ... + oggetto N + Verbo

Il soggetto è colui che compie l'azione (in giapponese esiste anche il concetto di 'tema' della frase, cioè l'elemento che si vuole mettere in evidenza, di solito coincide con il soggetto, ma non sempre... per chi inizia a studiare giapponese per semplicità si può considerare tema e soggetto come equivalenti).
i vari oggetti sono i complementi della frase, per esempio in italiano nella frase "io vado a scuola" "io" è il soggetto, "a scuola" complemento di moto a luogo e "vado" è il verbo. In giapponese la stessa frase diventa

Watashi wa gakkou ni ikimasu

私 は 学校 に 行きます

わたし は がっこう に いきます

dove
- "Watashi wa"(= io + particella del soggetto) è il soggetto,
- "gakkou ni" (= scuola + particella del moto a luogo) indica dove si sta andando,
- "ikimasu" (= verbo andare)

Particelle

Nella frase nella forma più semplice, ogni elemento (tranne eventuali avverbi) è seguito da una particella che ne identifica il ruolo (ad esempio soggetto, comeplemento oggetto, complemento di termine ecc...).
Queste particelle non hanno una funzione esattamente corrispondente ai complementi in italiano (per esempio per il moto a luogo si usa la particella に (ni), ma se si vuole evidenziare la destinazione si usa へ (he)), tuttavia un breve schema riassuntivo per iniziare potrebbe essere il seguente:

wa tema della frase
ga soggetto
o complemento oggetto
no compl. di specificazione
ni moto a luogo/ stato in luogo/ termine/ tempo
he moto a luogo
de stato in luogo/ mezzo/ prezzo
to congiunzione "e" in italiano
から kara tempo di inizio di un azione/ moto da luogo
まで made tempo di fine di un azione
より yori "da parte di"
mo anche
* (la sillaba è ha ma si pronuncia wa)
** (la sillaba è wo ma si pronuncia o)


Verbi in -u e verbi in -ru

I verbi giapponesi si dividono in tre gruppi: gli irregolari (suru= fare e kuru= venire), i verbi ichidan (terminanti in -ru る) e i verbi godan (che terminano in -u う o con una sillaba terminante in -u. Anche i verbi ichidan terminano con una sillaba che termina in -u, quindi per riconoscerli bisogna saperli a memoria), infine c'è il verbo essere (desu です) che coniuga indipendentemente.
Purtoppo non esiste una regola per distinguere se un verbo appartiene al gruppo godan o ichidan, l'unica cosa che si può capire è che se un verbo non termina in -ru, allora è certamente godan (per esempio よむ(yomu)=leggere è godan).
La differenza tra i verbi godan e ichidan è principalmente nel modo in cui formano le varie forme verbali, per esempio la forma cortese che è molto utilizzata e termina in ます(masu).

Aggettivi

Come i verbi, anche gli aggettivi hanno delle coniugazioni, in quanto possono essere aggiunti al verbo essere per creare il predicato aggettivale oppure possono avere una forma negativa come i verbi.
Gli aggettivi si dividono in due gruppi in base ai quali poi cambia il modo di "coniugarli" o creare le forme negative: il gruppo degli aggettivi che terminano in い(i) e quelli che terminano in な(na).
Per esempio おおきい(ookii) vuol dire grande ed è un aggettino in -i in quanto termina con la vocale い, mentre しずかな(shizukana= tranquillo) è un aggettivo in -na dato che termina in な.
Spesso però gli aggettivi in -na nei discorsi vengono usati senza il な finale per via del modo in cui coniugano quindi a volte capita di sentirli terminare in -i; per esempio すきな (sukina= che piace) si sente spesso nella forma すき(suki), e quindi si potrebbe essere portati a pensare che sia un aggettivo in -i, mentre invece è un aggettivo in -na.
Ricordati che gli aggettivi in -i terminano sempre con la vocale い, non con una sillaba che finisce in "i" (き ki,し shi,ぎ gi,...).

La prima frase in giapponese

Passiamo ora alla parte divertente! E' il momento di scrivere la tua prima frase in giapponese (scrivila pure il lettere occidentali se non conosci ancora hiragana e katatakana).
Innanzitutto vediamo il soggetto.
In giapponese ci sono molti modi per dire "io" e "tu", che si usano in base al contersto: informale, formale, tra amici, ecc... In generale va bene usare la parola "watashi" (わたし) per dire "io". La parola del soggetto dev'essere seguita dalla particella は (wa).
In questo esempio facciamo qualcosa di un po più complicato però... come detto sopra la particella の (no) indica il complemento di specificazione, quindi "watashi no" (わたしの) letteralmente diventa "di io" quindi "mio". In questo caso "mio" non è un oggetto della frase, ma qualcosa che descrive un oggetto... vediamo un esempio:
namae (なまえ) significa "nome", quindi "watashi no namae" (わたしのなまえ) vuol dire "il mio nome". Il complemento di specificazione si mette sempre prima dell'oggetto a cui si riferisce.
Nella frase che vogliamo costruire, "watashi no namae" sarà il soggetto, quindi va seguito dalla particella wa (は) (che ricordiamo che si pronuncia "wa" solo quando è particella, negli altri casi si pronuncia "ha").
Ora inserite nella frase il vostro nome, per esempio "Takeshi Obata".
Dopo non serve nessuna particella perchè il nome insieme al verbo essere forma il predicato nominale.
infine bisogna aggiungere il erbo essere です(desu). La frase completa così diventa:

Watashi no namae wa Takeshi Obata desu.

わたし の なまえ は たけし おばた です.

私 の 名前 は 健 小畑 です.




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